donna felice, ottimista, con pensiero positivo

Perché pensare positivo NON fa sempre bene?

Il pensiero positivo è uno strumento importantissimo, che consente di adottare un giusto atteggiamento verso sé, il mondo e i propri obiettivi. Focalizzarsi sulle risorse e le potenzialità, verso ciò che di buono si può prendere da ogni esperienza e dalle persone, sono elementi fondamentali per il proprio benessere psicologico. Lo sguardo positivo può essere molto potente, uno degli esempi più comuni lo si ritrova nella trascrizione di un diario. La riflessione, la gratitudine e la compassione sono armi benefiche da non sottovalutare (qui trovi un diario di questo tipo) La ricerca in psicologia, infatti, dimostra come questo approccio abbia tantissimi benefici, ma allora qual è la criticità del pensare sempre positivo?

L’importanza delle Emozioni Negative

Come per ogni cosa, non vi è un solo atteggiamento giusto da adottare in ogni situazione. E’ importante adeguarsi in base a ciò che le circostanze richiedono. Anche il pensare positivo, pur essendo un modo adattivo di affrontare la vita, può nascondere alcune trappole quando diventa una visione rigida.

Va tutto bene… Andrà tutto bene!

In una ricerca effettuata su un campione di figli/e adulti/e, in cui si è indagato quali fossero le modalità apprese in famiglia per affrontare le difficoltà, una delle più comuni è risultata essere “Fingi che vada tutto bene”.

In età adulta, molt* di loro avevano adottato questo atteggiamento e di fronte alle difficoltà tendevano a nascondere i problemi e le emozioni negative sotto il tappeto, andando semplicemente avanti.

Persone che piangono, tristezza, emozioni negative

 

Perché è così comune fingere che vada tutto bene?

Avere a che fare con le emozioni negative è tutt’altro che piacevole. Ancor meno quando si tratta delle emozioni di persone a noi care, che non vogliamo veder soffrire. Tuttavia, è davvero la soluzione migliore per il nostro benessere emotivo e psicologico?

Vivere le emozioni negative non significa essere costantemente tristi, arrabbiati o spaventati. Significa piuttosto accettare e riconoscere che le emozioni negative fanno parte della nostra esperienza umana. La tristezza, la rabbia, la paura sono reazioni naturali e ci forniscono preziose informazioni sulle nostre esperienze. Pensare sempre positivo potrebbe sembrare allettante, ma può anche essere un atteggiamento che ci allontana dalla realtà. Le emozioni negative ci permettono di comprendere meglio noi e il mondo che ci circonda. La tristezza può indicare che abbiamo perso qualcosa di significativo, mentre la rabbia può rivelare che i nostri confini personali sono stati violati. Vivere queste emozioni ci permette di esplorare le nostre esperienze in modo più profondo e di sviluppare una maggiore consapevolezza di noi stess*.

Se nel momento in cui avverto un’emozione negativa, voglio subito sostituirla, farla sparire, probabilmente metterò in atto delle strategie per evitare di provare quel dolore. In alcuni casi, un pensiero positivo forzato e portato all’estremo, non diventa altro che un modo per fuggire da sé e dalla propria sofferenza.

E’ ok, non essere ok

Un approccio equilibrato alla vita implica la capacità di vivere e tollerare sia le emozioni positive che quelle negative. Pensare sempre positivo può essere un modo per ignorare o reprimere le emozioni negative, ma che fine fanno poi quelle emozioni? Riesci a riconoscerle e a dargli il giusto valore? Ignorarle, significa ignorare una via di comunicazione con te stess*, significa essere negligente verso i propri bisogni.

Perché essere arrabbiat* non fa male, non è sbagliato, ma gestire quella rabbia reprimendola o incanalandola in modo disfunzionale, lo è. Entrare in contatto con la parte di sé che soffre, o che prova rabbia è un passaggio inevitabile per acquisire maggiore consapevolezza e crescere come persone. Riconoscere le proprie e le altrui emozioni consente di migliorare le relazioni interpersonali, rende capaci di affrontare le sfide della vita in modo efficace.

 

La trappola del “Sono responsabile di tutto ciò che mi accade”

Questa modalità di percepire gli eventi nella propria vita è simile alla convinzione che “Nulla è impossibile”, “Se vuoi puoi”. Se da un lato questo tipo di comunicazione ci rimanda l’importanza di essere pro attivi e di impegnarci per raggiungere gli obiettivi di vita, dall’altro nasconde un’insidia legata a ciò che può sfuggire al proprio diretto controllo. E’ importante chiedersi, quando le cose non vanno come previsto che tipo di narrazione si adotta?

Riflettere sul modo in cui si dialoga con se stess*, soprattutto in momenti di crisi, è fondamentale. In molti casi, quando si sovrastima la propria capacità di avere il controllo su ogni cosa, nel momento in cui qualcosa non funziona, tutto sembra crollare.

“Ho fallito” “Non ci credevo abbastanza” “Se sto male è colpa mia”

Questo rappresenta l‘altra faccia della medaglia. Se in alcuni casi, il tipo di narrazione eccede nel concedere attenuanti e giustificazioni, spostando la responsabilità verso cause esterne, in questo caso accade l’opposto. Questo meccanismo porta a conferire un peso eccessivo alle proprie spalle. Non sempre basta volerlo e non tutto accade per causa nostra.

Il sottile equilibrio sta nel riconoscere le proprie responsabilità e lavorare per migliorarsi costantemente, ma anche nell’accettare la volontà altrui, gli eventi esterni e le situazioni su cui non si ha controllo.

Perché “impossibile is nothing” non è una visione realistica?

Non partiamo tutt* dallo stesso punto: Come ben sappiamo,  ciò che siamo non è dovuto solo a caratteristiche biologiche e individualiPensieri, emozioni e comportamenti si strutturano e si modificano a seconda dell’epoca in cui si nasce, dell’ambiente in cui si cresce, delle relazioni, dell’esperienze e delle strategie che si apprendono. Tutto ciò non si annulla crescendo. Le esperienze e le scelte che si fanno in autonomia si vanno ad aggiungere al bagaglio di vita, ma non lo sostituiscono. Riconoscere il proprio potere di cambiare le cose, non significa ignorare gli ostacoli e le difficoltà che differiscono per ogni persona.

Non abbiamo tutt* accesso alle stesse risorse: Non si tratta solo di strumenti economici, ma anche culturali, emotivi, relazionali. Se per alcune persone è sufficiente ripescare nel proprio cassetto degli attrezzi le migliori strategie per raggiungere i propri obiettivi. Per altre persone questo processo può essere molto più complesso e richiede uno sforzo maggiore. Non significa che ciò sia impossibile! Ma è necessario essere consapevoli che queste differenze hanno un impatto sui modi e sui tempi con cui si raggiungono traguardi e obiettivi.

Non siamo responsabili di tutto ciò che ci accade: E’ importante ammettere che non abbiamo il controllo su tutto. Possiamo e dobbiamo lavorare su di noi per migliorare la qualità di vita, per raggiungere il benessere, ma è bene tenere a mente che non tutti gli eventi che ci accadono sono dirette conseguenze dei nostri comportamenti. Ciò che possiamo cambiare è il modo con cui reagiamo ad essi.

 

persona che studia, che si impegna, che ha speranza di raggiungere obiettivi

 

Un piccolo spunto finale

Consapevolezza e Flessibilità sono le parole che vorrei ti rimanessero alla fine di questo articolo. La consapevolezza delle proprie emozioni, delle circostanze, del contesto in cui si vive e degli eventi al di fuori del proprio controllo. La flessibilità nel modificare il proprio atteggiamento verso la vita a seconda del momento e di ciò che la situazione richiede.

Per quanto alle volte ci si impegni, non sempre si raggiunge l’obiettivo,

per quanto si tenga ad una relazione, non sempre si riesce a risanarla,

per quanto si speri che tutto vada bene, non va sempre tutto bene.

E va bene così

 

Mantenere uno sguardo positivo verso la vita in generale è sicuramente una scelta che ti permetterà di godere al meglio ogni cosa. Non eliminarla dalla tua vita, impara solo a dosarla con consapevolezza e flessibilità.

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